Egotique - streams of self-unconsciousness
Egotique
   


The second season I am to know (finalmente si trasloca)
 

Per chi mi conosce bene, dire che trasloco potrebbe scatenare grida di gioia ed evocare lietissimi eventi (contenete l'entusiasmo, belli miei, quando e se avrò sconfitto il nemico ci sarà tempo anche per quello).
Per tutti gli altri, significa soltanto che da oggi, se vi va, mi trovate nella mia nuova casa: ultimo piano, suonare egotique.


inspiegabilmente concepito da Egotique | giovedì, 26 luglio 2007 | 18:59 | commenti (4)






(All around the) Limbo World
 

E c’è ben poco da girarsi, in queste quattro mura. Sulla prima parete è scritto testa, sulla seconda croce, ma lui vorrebbe, invece, corpo e delizia, abbandonarsi all’estate che lo chiama, calda e spossata, all’ozio che l’aspira, che l’attira come un magnete. Sulla terza è un velo scuro, sulla quarta pure, così che quel che è scritto dietro non si possa vedere, finché non soffia un po’ di vento (se mai vorrà soffiare). E resta lì, nel limbo-mondo, ballando il tango del Destino Incerto: perle sul volto e un tamburo nel cuore.



inspiegabilmente concepito da Egotique | mercoledì, 25 luglio 2007 | 14:42 | commenti






Scelte difficili
 

-    Allora, convivi?
-         Non ancora...
-         No? Quindi posso considerarti una donna disponibile?
-         Guarda, facciamo così: ti so dire qualcosa entro l’estate.
-         Ma il mio file di Excel non prevede il forse. O sì o no. Che faccio, metto un punto interrogativo accanto al tuo nome?


inspiegabilmente concepito da Egotique | mercoledì, 04 luglio 2007 | 15:15 | commenti (5)






Come si cambia
 

Avevo quindici anni. Il mio fidanzatino, incontrato in discoteca la domenica pomeriggio e istantaneamente limonato a centrifuga, trovò il coraggio di chiamarmi a casa e, cercando disperatamente qualcosa da dire, si mise a raccontare il documentario sui Masai che aveva appena visto alla TV. Venne immediatamente silurato, calpestato, esposto a pubblico ludibrio e, per anni, fu oggetto di scherno e argomento jolly dei miei racconti etilici.

Ieri sera, invece, ho ascoltato in religioso silenzio il racconto dell'intera puntata di "Cambio moglie".



inspiegabilmente concepito da Egotique | mercoledì, 27 giugno 2007 | 12:28 | commenti (5)






Es muss sein*
 

In principio non fu che una sagoma scura e sottile, di quelle su cui lo sguardo scivola per passare oltre. Io portavo sottobraccio l’organo di un partito di estrema sinistra, piegato in quattro, lui aveva indosso un’eccentrica giacchetta con asole inutili, sparse qua e là, jeans neri e una di quelle sciocche magliette che si comprano in libreria, con grafiche discutibili e citazioni da Shakespeare.
Fu solo quando mi baciò, qualche ora dopo, che all’improvviso la mia considerazione per lui subì un’inarrestabile impennata. Non durante il bacio, però, né immediatamente prima; fu nella notte che seguì, piuttosto, una notte passata a sorridere da sola dell’accaduto, nascondendo per vergogna il mio ghigno indecente sotto il lenzuolo griffato di un cinque stelle.
Non mi passò nemmeno per la testa che potesse averlo previsto in anticipo: quella lunga ed empatica conversazione, stemperata dall’acquavite, doveva essere il prodotto di un caso fortunato. Ma poi erano finiti i liquori, e io mi ero accorta di aver intrattenuto per ore un interlocutore che non mi ero nemmeno disturbata di guardare in viso. L’avevo fatto come accadeva soltanto in certe rarissime serate buone, quando la lingua si sbloccava e all’improvviso avevo stranamente voglia di parlare, ne avevo voglia davvero. Rientrai nella mia stanza e mi spogliai senza pensare a nulla, se non al grande bisogno che avevo di riposare. Poi bussarono alla porta, aprii continuando a non pensare e mi ritrovai di fronte a lui. Stava appoggiato allo stipite della porta e mi porgeva una bottiglia mignon di Calvados e un pacchetto di Pall Mall azzurre. Non pensai, come avrei fatto in altre circostanze, che era un fotogramma troppo architettato per piacermi, né che lui somigliava troppo a Clark Gable. Non pensai a nulla, gli chiesi di entrare e ricominciammo, e fu allora, poco prima di andarsene, che mi baciò.
Succede davvero: accade d'imbattersi nella persona giusta al momento giusto. A me toccò l’uomo sbagliato al momento sbagliato, con l’aggravante che, per qualche odioso motivo, mi si presentò nell’inconfondibile forma dell’uomo giusto, circondato da quell’alone di santità che solo una rara e meravigliosa coincidenza di eventi può generare. Tutto sembrò accadere per portarmi verso di lui. Doveva essere: fossi stata anche più sveglia, non avrei potuto evitarlo.
 
*[da: Egotique, L'uomo, il momento, assolutamente inedito, per fortuna]


inspiegabilmente concepito da Egotique | giovedì, 21 giugno 2007 | 10:08 | commenti (4)






I am thin, I am single & I am you
 

Quanto mi fanno pena quelle femmine che, per la disperazione, si mettono a fare strategia al chiaro scopo d’indurre gli uomini a comportarsi come loro avrebbero sempre desiderato. Come se gli uomini fossero pedine manipolabili in base a semplici schemi. Come se, una volta ottenuto il risultato, esso fosse altrettanto apprezzabile che se lo avessero scelto in base a un loro desiderio profondo.


inspiegabilmente concepito da Egotique | mercoledì, 20 giugno 2007 | 12:11 | commenti (5)






Ma che ci faccio qui?
 

La vita è piatta, ma potrebbe essere peggiore e potrebbe essere migliore. Accettiamo il fatto che una multinazionale scandisca i ritmi delle nostre vite. È un compromesso che ci permette di non essere persone creative perennemente senza lavoro, e noi lo sappiamo. Quando eravamo più giovani, cercavamo di dimostrare che non ci facevamo fregare e tenevamo deliberatamente copie di riviste anti.consumistiche sulla scrivania. Dopo qualche anno, però, non ha più importanza. Per distrarti, vai a caccia di barzellette e di buffi file .wav. Scarichi musica. Arriva un nuovo progetto, e poi viene soffocato al rallentatore riunione dopo riunione. Tutte le idee sembrano nate morte. L’aria ha odore di risme di carta da cinquecento fogli.
E poi arriva un altro giorno.
 
[Douglas Coupland, JPod]


inspiegabilmente concepito da Egotique | martedì, 19 giugno 2007 | 09:16 | commenti (5)






But sweetness follows
 

Sarà come prendere uno schiaffo da una mano invisibile mentre marci, come ogni mattina, seguendo un diktat di cui non hai mai voluto approfondire il senso. Ti ritroverai in sella a una Cinquecento, che sei bambina, su uno sterrato che taglia i campi: profumo di fieno e di sigaretta HB.


inspiegabilmente concepito da Egotique | venerdì, 15 giugno 2007 | 14:44 | commenti (4)






Life is a Garfiled strip/2
 

- Senti, ho notato che hai sistemato tutti i condimenti e i biscotti troppo in alto, non ci arrivo...

- ...

- E poi tutti questi fili tesi a terra, rischio d’inciampare a ogni passo!

- ...

- Dunque, tirando le somme, direi che questa casa è ostile all’altezza media e all’imbranataggine .

- ... ti suggerisce nulla?



inspiegabilmente concepito da Egotique | mercoledì, 13 giugno 2007 | 10:01 | commenti (1)






Occhi belisimo
 

Girare in città si fa sempre più difficile quando tutti, là fuori, ti vogliono fare. Persino i lavavetri ai semafori, anziché chiedermi un euro, mi fanno i complimenti e mi lanciano baci attraverso il finestrino.

Prima.

Poi, mi chiedono un euro.



inspiegabilmente concepito da Egotique | martedì, 12 giugno 2007 | 13:00 | commenti (2)






Ground control to Major Tom
 

Ultimamente sono così bella che ieri una signora mi ha fermata per strada per farmi un complimento: "com'è elegante, signorina, sembra un astronauta!".

inspiegabilmente concepito da Egotique | venerdì, 08 giugno 2007 | 10:52 | commenti (3)






And this little masochist is lifting up her dress
 

Avevo cominciato a sistemare tutto quel che ho accumulato in molti anni di grafomania, a raccogliere, a sistemare. L'idea era quella di togliermi da qui e di preparare qualcosa di compiuto, una bella collezione. Non che non fossi a buon punto, ma poi il tempo si dilata, e quel poco d'autostima che hai messo da parte si annacqua, e succedono cose, cose e partenze e tragedie mentali e tragedie reali. Tu continui a farti strappare i denti e poi giri su te stessa, e ti sballottano finché non ti ritrovi esattamente al punto di partenza. Tutto poteva cambiare, in fondo nulla è cambiato.

Ma ieri sera miss Myra Ellen Amos mi ha dato l'ennesima lezione: se ultimamente scarseggi un po' di linfa creativa, recupera il meglio di te e punta sul live. You go, girl.



inspiegabilmente concepito da Egotique | venerdì, 01 giugno 2007 | 10:58 | commenti (7)






All the mess about it makes me want to get myself deported
 

Siamo seri, su. La cruda verità è che – francamente - dei DICO non ce frega un cazzo. A noi, alla fine, interessa più che altro portare a casa la pagnotta: perciò voi intanto pensate a darci un lavoro, o almeno un sussidio, una qualche entrata stabile. Vedrete che poi la famiglia ce la facciamo.  Come diavolo ci pare, ovviamente.


inspiegabilmente concepito da Egotique | martedì, 15 maggio 2007 | 08:59 | commenti (10)






L'impossibile non è a lunga conservazione*
 

M’incontrano in sogno, sempre più spesso. Vorranno dirmi qualcosa, immagino. Sono rimasti qui, in questo territorio neutrale dove i vivi si mescolano ai morti e io continuo a confondermi e non so, non saprei distinguere l’uno dall’altro, né i primi dai secondi. Inventano azioni e parole inedite da un luogo dove i fatti non hanno più alcuna importanza, la terra degli amori estinti e di quelli ancora da nascere. È un posto troppo dolce e troppo crudele per venirci ogni notte, ma qualche volta sì, qualche volta posso concedermelo. L’impossibile, qui, non ha scadenza. L’impossibile convive con altro impossibile, e lo fa per sempre. Certe volte è così necessario lasciarmi credere.
 
*A.L.Kennedy


inspiegabilmente concepito da Egotique | venerdì, 04 maggio 2007 | 14:43 | commenti (3)






A book destined to drown can never burn
 

Ieri, per la prima volta, ho gettato un libro nel cesso. Me ne vergogno molto. Si tratta dell'ultimo libro di Maurizio Milani, Del perché l'economia africana non è mai decollata. A me non è che il libro non piaccia, anzi, mi fa ridere tantissimo. Il mio moroso me lo legge sempre da alta voce, la sera, e ridiamo un sacco. Maurizio Milani a me sta simpatico, mi piace proprio, anche come uomo - seppure picccoletto e marcrocefalo - e poi come accento, un po' come tutto. Altrimenti il libro non me lo sarei mica portato in bagno.Eppure è successo. Non so se si possa definire un incidente, fatto sta che, dopo un po', il mio moroso è andato in bagno e ha trovato il libro di Maurizio Milani che galleggiava nella tazza. L'ha estratto con un po' di schifo e molta attenzione, l'ha asciugato accuratamente e poi è venuto da me incazzatissimo, col volume in mano. E mi ha detto: sono molto deluso del fatto che tu abbia gettato questo libro nel cesso! Poi mi ha cacciata di casa, e adesso dormo sullo zerbino a mezzaluna davanti alla porta, aspettando che mi perdoni.

PS: Dottor Maurizio Milani, non è che ci può mettere una buona parola, adesso che ho parlato bene di lei? Comunque, auguri per le vendite e per la morosa, e spero che nessuno la getti mai più nel cesso.



inspiegabilmente concepito da Egotique | giovedì, 26 aprile 2007 | 11:45 | commenti (10)






L’uomo, il momento
 

Non sapevo spiegarmi perché ci fossimo avvicinati, e pensavo fosse giusto così. Sapevo solo che stavolta - per principio, età e inclinazione - non avrei inscenato melodrammi, né avrei composto lettere d’amore. E tu, pure tu, immaginavo sapessi chi non ero. E che non avrei mai scritto un thriller, né portato la french manicure, che non ti avrei lasciato bigliettini, chiamato dolcezza, abbandonato alla stazione, maltrattato o cose così.Eppure, all’improvviso, mi accorsi che stentavi a riconoscermi. Forse anche tu, adesso, non sapevi più spiegarti perché.
Ricominciai a tormentarmi, a partorire complotti. Mi rimisi a scrivere. L’uomo, il momento, così si chiamava. Era un racconto in fieri, e non parlava di te.
C’era una metà del mondo, un’intera metà del mondo, che non parlava di te.


inspiegabilmente concepito da Egotique | lunedì, 23 aprile 2007 | 14:01 | commenti (1)






Erotique strikes again
 

Voglio restare tutto il giorno in una vasca...

inspiegabilmente concepito da Egotique | giovedì, 12 aprile 2007 | 15:03 | commenti (4)






Broken shoes, but still we gotta go
 

S’alza il vento, soffia la bufera, forse è proprio ora di risistemarmi un po’ la vita. Qualcuno mi spiega da dove si comincia?  


inspiegabilmente concepito da Egotique | giovedì, 22 marzo 2007 | 11:56 | commenti (18)






You think I’m saying hello and goodbye, what I’m really saying is cnwio cnwqip
 

Quando metteva il rossetto, nessuno riusciva a capire quel che stava dicendo. Impossibile leggere quel carnoso labiale, decisamente fuori portata distinguere parole in quell’emissione vocale strascicata e priva di consonanti, per paura di aprire la bocca. Così, ognuno era libero d’interpretare a suo modo, e tuttavia c’era un livello d’interpretazione che trovava tutti concordi, dissipando per pochi istanti ogni ambiguità: quando lei metteva il rossetto, non voleva farsi capire. Tutti credevano stesse dicendo arrivederci e ciao, ma in realtà quel che stava dicendo era cnwio cnwqip.
 
È bello, è indispensabile avere una stanza segreta. Come quando stai seduto in macchina, sul sedile posteriore o a destra del guidatore, e nessuno può vedere quel che le tue mani e i tuoi piedi stanno facendo. La tua testa può restare immobile, il tuo sguardo imperturbabile, ma la parte inferiore del tuo corpo, quella può abbandonarsi alle peggiori perversioni, alle azioni più crudeli. Ecco perché è preferibile chiuderla a chiave. La tua stanza segreta è meglio non farla vedere a nessuno, per nessun motivo, nemmeno quando verranno a bussare con forza, quando minacceranno di sfondare la porta, quando ti offriranno in cambio tutto l’amore del mondo.
 
Sapeva che sarebbe andata così: un giorno sarebbe arrivata una nave e l’avrebbe portata via. L’aveva sempre saputo. Aveva messo e tolto il rossetto. Aveva distribuito amore e rabbia, ed entrambe erano state sincere. Si era svegliata una volta, due volte, un milione di volte nel mezzo della notte credendo di averla vista, di averla sentita arrivare. Un giorno sentì una sirena, vide la costa illuminarsi e poi la sagoma scura di quella nave gigantesca. Si tuffò. Sapeva che sarebbe andata così, l’aveva sempre saputo.


inspiegabilmente concepito da Egotique | venerdì, 16 marzo 2007 | 09:45 | commenti (3)






The Lassie Syndrome*
 

Evitare di affezionarti al cane come fece quel bambino alla TV non ti risparmierà di soffrire, quando muore. E - a meno che il Destino non sia così magnanimo da toglierti di mezzo prima del tempo, Sibilla - tu lo sai, lo sai bene, che un giorno ti toccherà seppellirlo. Sono nozioni basilari, vedi, sono i fondamentali, eppure ancora non te li sei messi in testa. Conoscevo una, pensa, una che obbligava il marito a sottoporsi ogni mese a una lastra ai polmoni, giusto per star tranquilla, diceva. E il poveretto giù a beccarsi radiazioni. Lui visse, poi, e alla fine a schiattare fu lei. Per l’apprensione. Ma non sperarci, no, non funziona sempre così. Se nell’ombra temi il complotto, se le notti le passi ad apparecchiare il lutto, se coltivi ansia preventiva, se lo stupro, il veleno, il pugnale, l’incendio non hanno ancora ricamato le loro belle trame sul canovaccio banale del tuo pietoso Destino, beh. Forse è perché sei la più grande, spudorata, incorreggibile vigliacca che io abbia mai conosciuto.
 
Hai mille ossessioni d’abbandono e di morte, Sibilla, ma al centro di tutte c’è il tradimento. Non quello che hai inflitto, né quello che gli altri hanno inflitto a te. Beh, ora credo tu sia abbastanza sveglia da aver capito qual è.
  
*The "Lassie Syndrome" is truly the tendency for us to expect our dog to behave like the beloved dog on television.  But, well... I’ve got my own interpretation.


inspiegabilmente concepito da Egotique | lunedì, 12 marzo 2007 | 17:43 | commenti (5)






E' zucchero filato, è curiosità
 

Per cause indipendenti da ATM è la formula di rito quando qualcuno si butta sotto un treno della metropolitana. Gli utenti si trasformano in topi isterici e mi spingono lungo le scale, ma in compenso mi rassereno all'idea di fare una passeggiata fuori programma, che c'è anche il sole, e di arrivare in ritardo per cause indipendenti da me. 9 marzo, 9 di mattina dell'ennesima giornata che mi si annuncia noiosa, annoiata e priva di motivazioni, roba da buttarsi sotto, insomma. E poi mi viene in mente che, l'anno scorso, l'otto marzo l'ho passato in compagnia di cani andalusi, tanghi, specialità pugliesi e gravidanze isteriche; quest'anno, invece, quattro ore suonate di Candy Candy - una rassegna, così l'hanno definita, una rassegna! - immersa in una folla di trentenni schiamazzanti e patetiche almeno quanto me in preda al rumoroso e  insostituibile tripudio di tornare bambine. Tutto questo dovrà pur avere un senso, e considerato che con quella stronza di Candy Candy da qualche anno eravamo ai ferri corti, probabilmente, decidendo nel pieno possesso delle mie facoltà si sorbirmela per quatttro ore, sono finalmente scesa a patti con il terrificante emblema della mia educazione sentimentale. Già: fatica, devozione, eterna rievocazione, eterno sacrificio. O magari, considerato l'inedito happy ending, ho finalmente capito che non esiste zoppa - da qualsiasi cartone animato provenga - che riuscirà a fottermi il mio Terence.

Non voglio vederti piangere pronunciando il nome di un altro, voglio vederti sorridere pronunciando il mio [Terence Granchester]

 

 



inspiegabilmente concepito da Egotique | venerdì, 09 marzo 2007 | 10:01 | commenti (4)






It had to be you
 

Di fronte al tuo, il mio egotismo impallidisce.


inspiegabilmente concepito da Egotique | giovedì, 01 marzo 2007 | 10:37 | commenti (7)






Dicono, dicono, dicono molte cose
 

Dicono che estrarre i denti del giudizio serva ad evitare infezioni future, non importa quante complicate operazioni servano per estirparli e quanti giorni di gonfiosa convalescenza ne seguano. Questo, miei cari, dovrebbe aiutarmi ad accettare il fatto di avere una palla da bowling al posto della gota sinistra. Già. Se la Santanché prova ad impedirmi di mettere il burka giuro che stavolta l'ammazzo.


inspiegabilmente concepito da Egotique | martedì, 27 febbraio 2007 | 10:21 | commenti (13)






32 and out of control
 

E insomma, alla fine ci sono riusciti a farmi festeggiare. Ho 32 anni, un’enorme collezione di mutande a pallini, non reggo la vodka e presto avrò anche un abito cucito su misura.
Ah, questo lo dico a tutti quelli che da una vita mi prendono in giro: stamattina, finalmente, mi sono svegliata con le tette. Poi son sparite, ma insomma.


inspiegabilmente concepito da Egotique | lunedì, 19 febbraio 2007 | 10:13 | commenti (10)






Steinbeck
 

Ricordo che tutti si lamentavano della nebbia, di quella nebbia insolita che ti entrava fin nel midollo. Ma a me, che ci son cresciuta in mezzo, a me la nebbia mi faceva proprio sentire a mio agio. Mi svegliavo, uscivo e, all’improvviso, m’imbattevo nei fantasmi. Fu proprio così che cominciò. Otto del mattino, non si vedeva nemmeno il palazzo di fronte. Uscii di fretta come sempre, senza fare colazione. Camminavo a testa bassa quando inciampai in un guanto nero, piccolissimo, uno di quei buffi guanti di lana elastici, estendibili. Mi chinai a raccoglierlo e, rialzandomi, mi trovai davanti la sua schiena. Diedi un colpetto leggero e lui si voltò. Scusa, hai perso questo. Certe storie hanno inizi davvero stupidi.

Il fantasma di Steinbeck sosteneva di non essere affatto il fantasma di Steinbeck. Ma questo, ai miei occhi, non spiegava come mai gli somigliasse così tanto. Insomma, avete mai visto una foto di Steinbeck? Aveva le stesse orecchie, grandi e pronte a spiccare il volo, ma un volo un po’ sbilenco, che traballa verso il basso. Tutto, sul suo viso, sembrava essere sul punto di cedere alla forza di gravità: il labbro inferiore voltato all’ingiù, i baffi che ne seguivano dall’alto la curva, i due solchi leggeri ai lati della bocca, e persino le orecchie. Ho già parlato delle orecchie? Tranne il naso, quello era perfettamente dritto, con narici incredibilmente simmetriche.

Insomma, il fantasma di Steinbeck era bello, bellissimo. E mi piaceva, sebbene l’avessi sempre confuso con Faulkner e non avessi mai letto nulla di suo, il che non sembrava costituire un problema, dal momento che lui sosteneva di chiamarsi Alfredo, di portare abitualmente guanti estendibili e di non aver mai scritto nulla, se non la lista della spesa e qualche schedina. Ma valeva, poi, la schedina? Il fantasma di Steinbeck non era affatto timido e schivo come Steinbeck, voglio dire, avete mai letto la sua biografia? Io, naturalmente, m’informai. Sempre a studiare, a scrivere racconti, poesie... Il fantasma, invece, sfogliava solo fumetti, era un bricoleur eccezionale e anche a letto, con le mani, ci sapeva proprio fare. Non so Steinbeck, questo nella biografia non c’è. E poi non era nemmeno troppo impegnato, tutte quelle storie sinistroidi sui proprietari terrieri e sugli operai non gl’interessavano. Lui preferiva mangiare, guardare la tele, inventare battute sconce, fare l’amore e sonnecchiare sul divano.

Poi, un giorno, in libreria, lo smarrii. Avevo deciso che, nonostante tutto, avremmo dovuto farci un’idea della sua bibliografia. Magari, leggendosi, si sarebbe riconosciuto e l’avrebbe fatta finita con quella storia assurda di Alfredo e della schedina. Mi ero scordata, però, di una mia pessima abitudine: quella di scandagliare le coste del settore Letteratura in ordine alfabetico, di sfilare i volumi che mi attraevano e di perdermi nella lettura delle quarte di copertina e delle prime dieci righe, accucciata tra gli scaffali, senza prendere in considerazione parametri temporali. Alla fine ci arrivai, alla S di Steinbeck. Mi resi conto, credo, di essermi soffermata un po’ troppo. Ma non così tanto da giustificare la mutata geografia del luogo che mi sorprese al mio sollevarmi. Gli scaffali si erano come diradati. Alte pile di copertine tutte uguali, esposte di piatto, s’innalzavano isolate come totem, illuminate da fasci di luce piramidali che scendevano dal soffitto.

Lo cercai tra di loro, in quello scenario apocalittico da Fine Della Libreria, e mi parve anche di scorgerlo, per un attimo. Mi accorsi, invece, di averlo scambiato per un uomo più grigio e più secco, pur non privo di fascino. Continuai a guardarmi attorno con una certa preoccupazione, sebbene i titoli di quelle pile non mancassero, di tanto in tanto, di attirare tutta la mia attenzione, distraendomi dalle ricerche. E fu proprio mentre indugiavo insicura di fronte a una di esse che fu lui, a trovarmi. Era - questo mi fu immediatamente chiaro guardandolo bene in faccia - lo stesso uomo ingrigito che avevo troppo in fretta liquidato. Riconobbi gli occhi un po’ troppo vicini, le inconfondibili orecchie, la bocca imbronciata, ora stretta tra i baffi e una folta barbetta. Quanto tempo era passato? A occhio e croce, una ventina d’anni.

- John?
- Son sempre io, Alfredo.
- Sai che così invecchiato non gli assomigli più tanto?
- Io son vent’anni che lo dico.
- Quindi ne sono passati venti? Davvero?
- Qualcosina in più, anche. Te la sarai fatta un’idea, sulla bibliofilia di ‘stoqua, ‘sto Folk.
- Bibliografia, sì. Faulkner, semmai, e comunque è Steinbeck. Fai uno sforzo, amore. Furore... Furore, dai, The Grapes of Wrath, Uomini e topi, Of Mice and Men, tua moglie Carol, e poi Gwyndolyn,. Elaine...
- Va bene, va bene, basta. Mi hai rotto le palle. Resta pure qui con Folk e i topi, e buon divertimento.

Lo smarrii, dicevo, e non lo rividi mai più. Mi restò solo un’indescrivibile nostalgia, che ancora persiste. Quella per il tempo che mi restava da vivere, che avrei dovuto trascorrere senza di lui. E poi quella per i vent’anni in cui me l’ero perso – lui, le sue battute sconce, i suoi guanti estendibili, le sue mani - sfogliando libri di Faulkner  accucciata tra gli scaffali. Steinbeck, volevo dire, Steinbeck. Ho detto Faulkner?


inspiegabilmente concepito da Egotique | martedì, 06 febbraio 2007 | 17:15 | commenti (4)





Life is a Garfield strip
 

- E così, di punto in bianco, mi fa: perché non vieni a vivere qui?
- Ehm.. davvero?? Wow. E non sei contenta?
- Sì, beh. L’ha detto indicando un cartello di AFFITTASI nel suo palazzo.

inspiegabilmente concepito da Egotique | martedì, 06 febbraio 2007 | 08:52 | commenti (2)






Low Profile
 

- Tu non hai idea, ho un armadio grosso quanto un'intera parete, tutto pieno di vestiti...
- Ah, davvero? E come mai hai sempre addosso lo stesso paio di jeans e lo stesso maglioncino nero?


inspiegabilmente concepito da Egotique | lunedì, 05 febbraio 2007 | 10:54 | commenti (1)






A dream is a wish your heart makes
 

Quella notte, la signorina D sognò di prendere l’aperitivo in farmacia con le sue amiche, il che tutto sommato non era affatto male, considerato che l’occasione era stata perfetta per procurarsi quei medicinali il cui acquisto aveva rimandato da tempo immemorabile. Terminati con soddisfazione l’aperitivo e lo shopping medicale, la signorina D e le sue amiche si erano sentite così stanche e assonnate da non riuscire a percorrere la strada che le separava da casa. Dunque, avevano deciso di aprire tre piccole brande da campeggio proprio in mezzo al viale, e si erano sistemate lì per la notte.
Ma proprio mentre stavano finalmente per abbandonarsi al sonno, l’instancabile e ottimista signorina F si era sollevata di scatto dichiarando che sì, forse in fondo a tornare a casa ce l’avrebbe fatta. Senza dire altro, aveva ripiegato la sua branda alla bella e meglio e, barcollando solo un po’, si era incamminata. Sollevando le palpebre il minimo indispensabile, la signorina D. era rimasta a guardarla rimpicciolire all’orizzonte. Poi, forse, si era alzata anche lei, e a seguire tutte le altre, una alla volta, ripiegando le brande, barcollando un po’. O forse erano rimaste lì ancora qualche minuto, magari un paio d’ore, o a ben vedere tutta la notte, per recuperare le energie e riposarsi ancora un po’.
La mattina seguente, nonostante svariate ore di sonno e una bella doccia calda, la signorina D proprio non riuscì a ricordare se alla fine avesse deciso seguire l’esempio della signorina F. o se, invece, avesse semplicemente ceduto alla stanchezza, in via definitiva. Comunque fosse andata, si sentiva rilassata e di ottimo umore. Approfittando di questo suo insolito stato d'animo, decise di prendersi un’ora libera per passare in farmacia.


inspiegabilmente concepito da Egotique | venerdì, 26 gennaio 2007 | 14:44 | commenti (2)






Anarchia del cellophane!
 

Potresti andare a letto con tutto il mondo e continuare a sentirti rifiutato

[The science of sleep, un film di Michel Gondry]



inspiegabilmente concepito da Egotique | giovedì, 25 gennaio 2007 | 09:47 | commenti (2)






Suis-je donc vide?
 

La sua malafede non riuscì a nasconderle completamente lo choc che aveva provato sentendo la voce della ragazza e l’impatto delle sue parole.
è diverso”, si disse la kapo. Non stava chiacchierando. Il bello è quando le persone parlano per dire qualcosa”.
E all’improvviso ebbe questo sospetto: EPJ 327 parlava a Pannonique per dirle qualche cosa. Per questo lei ne era conquistata. Allora il bastardo aveva qualcosa da dire!
Si scavò dentro alla ricerca di “cose da dire”. Alla luce delle parole di Pannonique, aveva capito la regola: una “cosa da dire” era un discorso senza nulla di superfluo, nel quale si scambiavano informazioni così essenziali che l’altro ne restava segnato per sempre.
Zdena, costernata, non trovò nulla che corrispondesse alla definizione.
“Sono vuota”, pensò.
[Amelie Nothomb]


inspiegabilmente concepito da Egotique | mercoledì, 17 gennaio 2007 | 14:38 | commenti (2)




 

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